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SCIA 2, PROFESSIONISTI TECNICI: ‘DISTINGUERE GLI ABUSI VERI DALLE VARIANTI NON ESSENZIALI’

La Rete delle Professioni Tecniche ha chiesto anche la semplificazione delle difformità limitate e della manutenzione straordinaria.

04/10/2016 – Distinguere subito gli abusi veri dalle varianti non essenziali per produrre la Scia più velocemente. È la richiesta che la Rete delle Professioni Tecniche ha avanzato durante un’audizione alla Camera sul decreto “Scia 2”.

Il questa settimana il decreto dovrebbe incassare il via libera della Camera. Ma intanto i rappresentanti del mondo delle professioni tecniche hanno espresso dubbi sull’effettiva portata semplificatoria del decreto, che senza gli opportuni aggiustamenti rischia di tradursi in un nulla di fatto.

Scia 2, le proposte della Rete delle Professioni Tecniche

La Rete delle professioni Tecniche (RPT) ha evidenziato che i professionisti spesso hanno difficoltà a produrre la SCIA a causa di piccole difformità riscontrabili con l’elaborato tecnico assentito. Per questo è necessario distinguere tra gli abusi veri e propri e le varianti non essenziali in termini di superficie e volume e quindi senza alcuna rilevanza ai fini urbanistico edilizi.

Per quanto riguarda la regolarizzazione delle difformità “limitate” e prive di rilevanza urbanistica delle opere edilizie, RPT ritiene necessario chiarire la natura non abusiva di tali difformità ed estendere la possibilità di una loro regolarizzazione a tutti gli interventi realizzati da oltre dieci anni ed aventi queste caratteristiche.

Analogamente, RPT ha proposto di considerare legittimi gli interventi conformi alle norme edilizie ed urbanistiche sostanziali durante i quali si sono però verificati errori procedurali ed una erronea applicazione delle norme che identificano il titolo edilizio richiesto.

RPT ha inoltre chiesto la correzione di una contraddizione presente nello Sblocca Italia in materia di manutenzione straordinaria. Secondo i rappresentanti delle professioni, la norma da un lato include gli interventi di frazionamento o accorpamento, dall’altra non prevede nessuna semplificazione delle procedure di modifica ai prospetti.

Sulle bonifiche, RPT ha chiesto di inserire non solo i siti di interesse nazionale, cioè quelli più grandi, ma anche quelli ordinari, che spesso presentano dei profili di contaminazione cui far fronte.

RPT ha sottolineato infine la mancanza di coordinamento con le norme in materia di pratiche catastali. Secondo i tecnici, la predisposizione delle pratiche spetta ai professionisti, mentre i Comuni devono avere solo un ruolo di controllo.

Ultimo importante suggerimento di raccordo normativo è quello con le Norme Tecniche per le Costruzioni. RPT pensa che, quando gli interventi si riferiscono a parti strutturali degli edifici bisogna sempre rifarsi alle N.T.C.

FONTE EDILPORTALE.COM

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